di Roberto Copparoni
Una riflessione rivolta in modo particolare a tutti coloro che hanno a cuore la Sardegna.
Come spesso accade si afferma che la Sardegna è una delle mete più ambite dai turisti soprattutto nazionali ma anche esteri. Frase che oramai ricorre da diversi decenni.
Ma il problema vero, oltre a quello storico della precarietà e costo dei collegamenti, è che sarebbe necessario avere in Sardegna non una crescita di turisti per ambire a diventare una nuova Rimini o Riccione ma ricercare e ottenere un aumento di viaggiatori.
Affermo questo perché vi è una grande differenza su queste definizioni ed è bene fare chiarezza. Certo i numeri sono importanti ma non devono farci perdere il vero obiettivo che i sardi devono avere. Presenze e soggiorni dicono solo una parte della verità. Del resto per sua natura il turismo e’ un fenomeno complesso e composito che è in continua evoluzione.
In altre parole prediligere la qualità più che la quantità di visitatori che arrivano in Sardegna. Quindi ridisegnare l’offerta turistica della Sardegna attraverso dei provvedimenti mirati volti a questo scopo e allo stesso tempo a formare gli operatori locali” e a “sensibilizzare i residenti” sulla necessità di affrontare un doveroso cambio di passo.
Premetto che per molte persone le espressioni turisti/viaggiatori possono rappresentare la stessa cosa. Ma c’è un però…
Infatti se è pur vedo che il turista viaggia, i viaggiatori non fanno i turisti.
Per comprendere questa affermazione, che a taluno potrà sembrare anche provocatoria, bisogna capire chi è il turista e chi è il viaggiatore.
Peraltro le differenze sono notevoli anche se vi sono dei casi in cui esse sono poco comprensibili.
Per capire queste diversità è necessario andare a vedere il profilo psicologico e motivazionale che spinge un soggetto, con o senza amici o nuclei familiari, a realizzare un soggiorno fuori da casa sua in altro territorio per trattenersi almeno una notte. Non considerando i casi in cui tale pernottamento venga determinato da motivi di lavoro o da altre ineludibili contingenze personali. Infatti esulano dal mio discorso diverse forme di turismo come ad esempio il turismo congressuale, quello religioso o sportivo per i quali sarebbe necessario uno specifico approfondimento.
Il turista spesso preferisce luoghi protetti come resort, alberghi, camping o altri luoghi similari, specialmente in periodo estivo. Talvolta questa ricerca è determinata da frustrazioni personali e ambire a un “periodo” di riscatto o di rivalsa rigenerativa a volte anche per potere fare ciò che a casa tua non puoi o riesci a fare.
Molto difficilmente rinuncia ai confort e vede i luoghi e le personae senza contestualizzare la sua conoscenza. Ne sono esempio i vari resort tipo “Club mediteranee” sparsi in tutto il mondo dove vengono realizzati dei veri “encalve” dove tutto è garantito sulla base di standar clonati e blindati, arricchiti dalla presenza di indigeni che da buoni figuranti presentano, attraverso la danza, la musica, la cucina la propria cultura.
Inoltre molti turisti affermano di conoscere la Sardegna solo perché vi sono stati qualche giorno, senza averla vissuta e conosciuta veramente. A supporto di tale convinzione essi citano la visita a qualche spiaggia, ricordano di aver partecipato a un pranzo tipico, magari con i pastori, o di aver assistito a qualche spettacolo folcloristico o fatto visita a qualche sito archeologico.
Non basta avere visto i giganti di Monte prama o qualche nuraghe per dire di conoscere la Sardegna.
Il viaggiatore è altra cosa…egli infatti più che guardare ai confort e alla stagione o a isolarsi dentro una “enclave protetta”, cerca luoghi “veri” inseriti perfettamente nei luoghi in cui essi soggiornano e dove desiderano vivere delle esperienze autentiche.
Più che al folclore di facciata essi sono interessati alla etnia del popolo che li ospita, non ricerca emozioni e esperienze veloci e preconfezionate preferisce la conoscenza degli ambienti in cui si trovano attraverso la storia e le vicende dei luoghi per arricchirsi con il vissuto dei residenti ricercando una sorta di osmosi culturale, morale e sociale
Generalmente il viaggiatore non decide di soggiornare in una sola località o meta ma spazia nel territorio della regione per comprenderne le sue specificità naturali o ambientali, umane e culturali, siano esse materiali o immateriali. Egli non pretende o giudica come spesso fa il turista tradizionale, semmai domanda, osserva e cerca di comprendere le diversità.
Il turista non vive alla giornata ma segue un copione, un format già stabilito da un tour operator al quale spesso ricorre. Per evitare spiacevoli sorprese. A questo proposito voglio citare la pubblicità che per anni la Alpitour ha realizzato nei media locali in merito ai percoli in cui può incappare un turista “fai da te” (leggasi viaggiatore).
Pubblicità ripresa recentemente anche da Trivago e da altri operatori commerciali dove la sicurezza “economica” del soggiorno e comunque garantita da un sensibile risparmio di costo.
Ultimo, ma non ultimo aspetto che accentua la profonda differenza che vi è fra le due categorie di persone è quella relativa alla narrazione della propria esperienza avuta in Sardegna che gli stessi fanno al loro rientro a casa e alla loro capacità di spendita.
I turisti tendono a “dimostrare” sempre qualcosa in meglio o in peggio riferendosi a vari parametri di confronto fra il proprio mondo, le proprie abitudini e contesti rispetto a quelli incontrati nel corso del soggiorno e magari mostrare “il proprio libro di viaggio” che è comune a molti turisti a cui è stata cambiata solo la copertina della località prescelta, o donare qualche souvenir fatto in Cina che di sardo ha solo il nome o la forma ma niente di più.
I viaggiatori invece, se proprio devono farlo, tendono solo a “mostrare” e descrivere la loro esperienza senza formulare nella loro narrazione giudizi positivi o negativi, riferendosi al diario di viaggio scritto in corso d’opera.
Inoltre il turista tendenzialmente osserva i costi della trasferta e dei servizi proposti, cercando di risparmiare. Il viaggiatore generalmente guarda alla autenticità e personalizzazione della offerta senza guardare al costo della offerta, valutando i contenuti dell’esperienza..
Pertanto per le caratteristiche che possiede la nostra bella isola penso sia venuto il momento di fare delle scelte prima di tutto politiche e che, forse, a primo avviso potranno sembrare impopolari e poco remunerative per gli operatori, ma che nel breve e medio periodo porteranno molteplici benefici per tutti i sardi e i loro rispettivi territori sia in termini migliorativi per la qualità di vita che per le positive ricadute ambientali ed economiche.
Per concludere ricordo che oggi il visitatore più che decidere dove andare sceglie le località in base alla qualità e i contenuti dei servizi offerti da un territorio, spinto dal desiderio di conoscere nuovi luoghi, vivendo esperienze autentiche e preferibilmente suggestive.
Peraltro la Sardegna è perfettamente consapevole di possedere molteplici risorse e di avere tanto da mostrare e da raccontare, ma i suoi abitanti forse ne sono meno consapevoli.
Vogliamo iniziare a cambiare le cose?
Che il 2026 sia l’inizio di un reale miglioramento!
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