Una Isola che meriterrebbe maggiori attenzioni


Buon giorno, gentili amici e complimenti.
Finalmente una “Vox clamans in deserto” si leva coraggiosamente a denunciare la devastazione, lo spoglio, il triste sfacelo di quella che e’ stata una delle piu’ straordinarie meraviglie della nostra amata Sardegna.
Parlo, e’ evidente, di ” Malu Entu”, e ripeto e’ stata, prima di passare sotto la nefasta “protezione” di questi incompetenti gestori dell?Area Marina del Sinis.
Che disastro ! che vergogna! che schifo! Che tristezza !!!
Il vero problema e’ come riuscire a difendere il Sinis dai suoi “protettori”, da questi arroganti e incapaci usurpatori che hanno preso possesso di un angolo di paradiso senza neppure provare ad evitarne il degrado ad indecorosa e puzzolente discarica a cielo aperto.
Grandi manegers i sigg.ri Paliaga e Trincas (visti i denari che maneggiano a vario titolo anche compiendo discutibili operazioni immobiliari), ma in primo luogo grandi “comunicatori ” (televisioni, interviste, depliants pubblicitari, costose, pubblicazioni e costosissimi cartelloni stradali, etc.etc.), come tali, pero’, hanno commesso un madornale ed imperdonabile errore, diffondendo e svendendo ovunque e a chiunque vere e false meraviglie del Sinis , prima di pensare a come proteggerle.
Il triste risultato di questa dissennata gestione e’ sotto gli occhi di tutti .
Una incontrollabile invasione in ogni periodo dell’anno di personaggi che mai avrebbero messo piede in questi luoghi e che invece giungono in massa attratti da mirabili immagini di riviste e documentari, con camper, canotti, gommoni, attrezzi da pesca ,caccia e raccolta di ogni tipo a predare ogni specie di creatura vivente, animale, vegetale o minerale che sia, non trascurando pomodori, meloni e carciofi.
Povera Malu Entu, povero Catalano, povere spiagge di quarzo!!
Non lamentiamoci se questa orda di barbari ineducati e incivili compie razzie di lumache, ricci, patelle, bocconi e nacchere, si porta in balcone l’ultima tartaruga e mostra con orgoglio ai figlioli esultanti una sparlotta o un polpo da asilo infantile, catturati dopo strenua lotta.
Per non parlare dei ? professionisti? che strascicano a piacimento e invano, e raccolgono ricci a quintali da vendere ai chioschi del Poetto o, che squallore, agli incroci della 131.
Ringraziamo di tutto questo i nostri “protettori” e godiamoci l’ennesima pagliacciata dell’ Area Marina In Festa (muggini arrosto ?), (sagra della bottariga ?) (cinema all’aperto , a Solanas ?), (spettacoli di cabaret , ad Oristano ?), salsiccia e vino per pochi intimi, il tutto condito da squallide autocelebrazioni, mortificanti monologhi del sig. Paliaga e proiezione di immagini di un Sinis perduto per sempre. Un necrologio, una commemorazione, con dettagliato dossier fotografico di pesci ormai finiti in padella, spiagge ridotte a puzzolenti pattumiere, dune scomparse sotto le ruote dei camper, ? baracche? di falasco di cui si sta perdendo anche il ricordo, sostituite da strutture lignee di pessimo gusto, pessima igiene, (visto che nel Sinis non esistono acqua potabile e fognature), e pessime frequentazioni,(turismo di livello bassissimo), salve rare eccezioni, rappresentate da coraggiosi nostalgici di atmosfere, aromi e paesaggi di un tempo passato.
Più che una Festa, un “De Profundis”.
Non vorrei mi si scambiasse per il solito cittadino brontolone , in questa sede che cortesemente mi ospita, mi faccio semplicemente portavoce del profondo senso di amarezza e delusione di chi come me da generazioni frequenta il Sinis,e soffre per lo stato di sconcertante degrado di questa penisola e di questo mare, da me molto ben conosciuto e, credetemi, ormai privo di qualunque forma di vita , devastato da reti e nasse a migliaia, orribili boe gialle, pontili di legno assurdi e inutili (alla Caletta).
E che dire delle decine di ridicoli cartelli arrugginiti intimanti ogni sorta di divieto e balzello da pagarsi in cambio di servizi inesistenti .
E che dire ancora dei parcheggi di auto e camper collocati , questi ultimi, anche a ridosso della stupenda chiesa paleocristiana, deturpandone totalmente il contesto storico e geografico, già compromesso da una adiacente piazza (de is ballus ???) la cui architettura riporta al più squallido dei moderni camposanti.
Il tutto senza acqua e fogne, condito da polvere, erbacce piene di zecche, cassonetti maleodoranti, frequentati da enormi ratti e traboccanti di ogni genere di rifiuti.
Anche noi abbiamo a suo tempo pescato, cacciato e raccolto, oggi rispettiamo l’ambiente e le norme che lo tutelano, chiediamo in cambio rispetto, non ci piace essere presi in giro da questi sedicenti “protettori” di non ben definiti e limpidi interessi.

Comitato Amici del Sinis (proprietari di una casa a S. Giovanni

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