Vecchi e nuovi poveri oggi di Barbara Piras

Riflettere sulle nuove e vecchie povertà alla luce dell’attuale ordine economico mondiale non è impresa tra le più facili. Ci ha provato Roberto Copparoni, Presidente provinciale dei Verdi, coofondatore di due associazioni: Amici senza Confini e Amici di Sardegna, sul fronte della cooperazione internazionale, dello sviluppo sostenibile e della valorizzazione delle risorse locali nell’ottica dello scambio e della socializzazione.
Nell’ambito del progetto “Legalità e Multiculturalità” in esecuzione al bando “Perequazione per la progettazione sociale” della Commissione paritetica Regionale, Co. Ge. Sardegna (Comitato Gestioni Fondi Speciali per il Volontariato, CSV(Centro Servizi per il Volontariato), A.SE.CON. Amici Senza Confini ONG ha organizzato un corso con l’obiettivo di valorizzare la diversità attraverso il confronto e il dialogo interculturale. Di fronte ad uno scenario di crisi economica nazionale e internazionale mai come oggi è importante ragionare sulle cause ma anche sulle possibili soluzioni, cercando di tenere ben presente che non possiamo più esimerci dal relazionarci con altre culture, altri popoli, altri sistemi economici. In questa direzione si è svolto l’incontro, promosso da Copparoni, del 27 settembre scorso presso la Sala Polifunzionale del Parco di Monte Claro e che ha visto la partecipazione della Professoressa Annamaria Baldussi, docente della Facoltà di Scienze Politiche e dell’Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Cagliari Angela Quaquero.
L’intervento dell’Assessore è stato illuminante sulle condizioni e i rischi della nuova povertà in Sardegna. Dati ufficiali alla mano, frutto di un lavoro di ricerca condotta dall’amministrazione provinciale e finanziata dall’Agenzia Regionale del Lavoro, la situazione è piuttosto preoccupante.
Le rivelazioni Istat condotte sul territorio nazionale al 15 luglio 2011 mostrano una povertà stabile rispetto al 2009. Accanto a questo fenomeno( si considera povera una famiglia di quattro persone con un reddito che non supera i mille euro al mese) è da considerare un altro elemento che fa lievitare le percentuali: il rischio di immediata povertà. I nuclei familiari a cui basta un accadimento, anche piccolo, per scivolare molto velocemente nella condizione di nuova povertà sono oggi in sensibile aumento. In Sardegna il dato pervenuto si attesta intorno al 25%. Soprattutto nel mezzogiorno si sta verificando un fenomeno allarmante: inaspettatamente stanno diventando povere quelle famiglie in cui il referente lavoratore, spesso autonomo, ha un titolo di studio medio alto. Ma chi sono i nuovi poveri e quali le cause che scatenano tali conseguenze? “ La nuova povertà- spiega l’Assessore Quaquero – è un fenomeno difficile da rilevare. Si possono fare delle stime attraverso l’utilizzo di focus group per capire chi sta diventando povero e in quale maniera”.
Di fronte all’attuale crisi economica, che ha comportato una crescita del costo della vita ed una diminuzione del potere d’acquisto dei redditi si sono ritrovate in una condizione di nuova povertà soprattutto quelle persone, per così dire, insospettabili: impiegati e lavoratori autonomi. Le cause riscontrate sono diverse: la morte del coniuge, in particolare quella del marito; una malattia grave; un incidente stradale che mette fuori uso il mezzo di trasporto fonte di reddito; la separazione della coppia genitoriale; famiglie monoreddito che non riescono più a far quadrare il bilancio familiare; famiglie con due redditi pari ad un’entrata di 1.800 euro, una cifra troppo bassa, dicono le stime, in presenza di figli a carico e con un mutuo da pagare; la perdita improvvisa del lavoro( tutti i giorni la cronaca ci rimanda al fallimento di imprese private che devono ridurre il loro organico), la precarietà nella pubblica amministrazione e l’impossibilità di assorbire i lavoratori a tempo determinato come risulta dall’ultima manovra finanziaria.
La povertà si può contrastare con la creazione di lavoro ma in una situazione di regressione come quella a cui assistiamo la sfida si vincerà puntando sulle realtà che in questo momento sembrano reggere l’impatto con un’economia stagnante. Per questo motivo crediamo- dice l’Assessore alle Politiche Sociali- al progetto del microcredito, sostenuto dalla Provincia, a favore di imprese a prevalenza giovanile, imprese di donne over 40, imprese che generano lavoro e attività per i disabili e quelle che si occupano di ambiente. Il risultato- prosegue Angela Quaquero- ha portato alla creazione di venticinque nuove imprese a gestione femminile. In Sardegna, infatti, le imprese che tengono la crisi sono quelle a basso investimento iniziale gestite da donne. Non pensiamo alla soluzione di tutti i problemi ma riteniamo che la strada percorribile possa andare verso il sostegno dell’imprenditoria femminile, della piccola impresa, del lavoro di cura”.
Allontanandoci da casa nostra e rivolgendo lo sguardo verso l’esterno ci troviamo davanti ad un ordine di globalizzazione. “Gandhi diceva- ha ricordato la professoressa AnnaMaria Baldussi- che non amava le finestre chiuse ma voleva anzi che fossero sempre aperte perché da lì potessero entrare tutte le culture”. Il mondo sta cambiando, sempre più velocemente, e non possiamo fare finta di niente. I tempi ci mettono di fronte all’esigenza di imparare a guardare la realtà; spaziare il nostro pensiero al di là dei confini nazionali e imparare a convivere con l’altro, portatore di usi, costumi e di una cultura diversi dalla nostra. La docente di Scienze Politiche parte da una data simbolica per spiegare, in maniera esaustiva, i cambiamenti che hanno portato allo stato attuale delle cose: 1989, la caduta del muro di Berlino. Dopo un assestamento fisiologico lo scenario è stato occupato dall’unica potenza che si pensava potesse governare il mondo: gli Stati Uniti d’America. Dagli inizi degli anni ’90 si parla infatti del “Washington consensus” in un momento in cui nuove economie emergevano, si imponevano e si confrontavano in un diverso ordine politico ed economico mondiale. Siamo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del XXI secolo e accanto a questo fenomeno si delinea un elemento congiunturale: una serie di conflitti militari che in varie parti del mondo mettono in ginocchio le popolazioni locali e cominciano a far vacillare quel consenso generalizzato intorno alla superpotenza statunitense. L’elezione di Obama non sembra aver cambiato di molto questo andamento. “Durante il suo discorso di insediamento- spiega AnnaMaria Baldussi- il nuovo Presidente degli Stati Uniti sottolineò il fatto che la sua Nazione non si sarebbe più confrontata con il resto del mondo utilizzando il potere forte ma avrebbe condotto una politica di “soft power” tendente alle relazioni eque e al non eccessivo predominio”.
Qual’e lo scenario odierno? In primo luogo le economie emergenti si sono affermate sempre più permettendo a quei paesi un salto tale da determinare un passaggio verso il multilateralismo. La Cina, l’India, la Russia e il Brasile hanno fatto progressi incredibili visibili agli occhi dei più grandi studiosi di economia mondiale. In secondo luogo, abbiamo assistito, negli ultimi tre anni, all’esplosione di una grave crisi economica globale che ha avuto delle ripercussioni spaventose soprattutto in quei paesi, Africa, Asia, America Latina dove si era cercato di adottare delle politiche di sostegno risultate poi fallimentari. Paesi poveri venti, trenta anni fa che continuano ad esserlo ancora oggi. Come risultato assistiamo a centinaia di migliaia di uomini, portati alla fame e costretti ad abbandonare la loro terra. “Sono loro oggi i nuovi poveri- spiega la docente- quelli che si spostano in massa, immigrati, rifugiati, sfollati, senza fissa dimora. E lo sono in una duplice valenza: da una parte i paesi di provenienza vengono privati non solo di braccia ma anche di menti, molti infatti hanno titoli di studio medio alti. Dall’altra parte i paesi d’arrivo che non sono preparati ad accogliere o non vogliono accogliere lo straniero”. Chi è diverso da noi non può essere solo l’invasore, il nemico ma può diventare una risorsa, una spinta a fare di più e a farlo meglio. “In Europa rimaniamo abbarbicati – conclude la Baldussi – su una paura atavica che ci impedisce di guardare la realtà e di confrontarci con i popoli confinanti”.
Il nuovo ordine mondiale politico ed economico dovrebbe tenere conto del dato multiculturale, multietnico ma soprattutto delle persone nel rispetto della libertà e dignità umana.
Roberto Copparoni, in linea con il tema del dibattito, ha portato all’attenzione la propria esperienza di cooperazione internazionale parlando del progetto sviluppato da A.SE.CON (Amici Senza Confini) in Brasile, nello Stato di Bahia. Un progetto che investe sulle risorse umane nell’ottica di uno scambio culturale ed economico.
A conclusione dell’incontro l’intervento di Roberto Pili, Presidente del Consiglio Provinciale, che ha posto l’accento in particolare sulla crisi politica nazionale e sulle ripercussioni sociali ed economiche.

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