Bella ciao

La scelta del sindaco di Alghero di depennare l’esecuzione di Bella ciao dal cerimoniale per la manifestazione del 25 aprile nasce da un presupposto debole sotto il profilo culturale e scientifico. Se c’è un brano dell’innodia della Resistenza cui non si adatta l’accusa di essere segno di divisione, questo è proprio Bella ciao: una canzone di ispirazione popolare, sulla cui origine sono state formulate ipotesi assai diverse ma che ripropone – attraverso stilemi e motivi musicali e testuali diffusi nel patrimonio folklorico di tutta Italia – due idee semplici e fondamentali: la lotta per l’indipendenza nazionale contro lo straniero invasore; la riconquista della libertà. Quale contenuto o passaggio del testo possa deporre in senso contrario è difficile dire.

 

Bella ciao non è inno-simbolo di una parte politica, o dello stesso movimento operaio nel suo complesso. È stato adottato come simbolo unitario della Resistenza italiana, in tutte le sue componenti, proprio perché tale non poteva essere Fischia il vento a causa dei precisi riferimenti politici e ideali in esso contenuti. E come simbolo unitario della Resistenza italiana è riconosciuto dalla letteratura scientifica e soprattutto consacrato da un uso più che quarantennale.

 

Non si può pertanto se non auspicare un ripensamento da parte del sindaco di Alghero, tale da scongiurare il reale pericolo cui la sua decisione rischia di aprerie le porte, e che emerge dalle dichiarazioni di alcune componenti della sua maggioranza: che questa presa di posizione possa svilupparsi in un accantonare la Resistenza quale fondamento storico della presenza in Italia di libere istituzioni. Nella lotta per la libertà e nei suoi simboli – conclamati universalmente e privi di carattere di parte – è preciso dovere etico di ogni amministrazione pubblica ricordare il senso del proprio essere: se non altro perché, se non fosse stata la Resistenza a prevalere, ad Alghero e nel resto d’Italia non ci sarebbero un sindaco e un’amministrazione eletti e legittimati dai cittadini – quale che ne sia il colore politico – ma un podestà nominato dalla Prefettura; perché questo è avvenuto nell’Italia fascista fino al l945.

 

per il Coordinamento

della sede ISSRA di Sassari

Aldo Borghesi

0 commenti su “Bella ciao”

  1. 25 APRILE: PER UNA MEMORIA ACCETTATA E RISPETTATA

    Urge ritrovare la memoria, che non potrà essere condivisa,

    ma almeno accettata e rispettata reciprocamente. Serve favorirla ricordando con rispetto tutti i caduti della guerra civile.

    Con un’iniziativa che rischia di incontrare l’ostilità di entrambe le parti in causa: attraverso le testimonianze scritte dalle due parti in lotta, rendendo così onore a chi ha lottato ed è caduto in nome delle proprie idee.

    NEL BLOG http://faber2008.blogspot.com

  2. Quanto dice Faber pecca di “revisionimo storico” che non offre una corretta interpretazione dei fatti avvenuti in Italia alla fine dell II guerra Mondiale.

    Certamente si devono rispettare i defunti, da ogni parte provengano. Ma c’è chi è morto per una casua giusta e altri per una causa sbagliata.

    Dire che i morti della RSI siano degli eroi come coloro che sono morti per liberare l’Italia dai nazifascisti è una ingiusto, oltrechè scorretto. Sono solo dei morti che sono caduti per una idea sbagliata e ciò nonostante tutta la loro possibile buona fede.

    Questo è quanto.

    Non possiamo uniformarci su posizioni inconciliabili.

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