Lettera aperta per s’insula de Malu entu (isola di Mal di Ventre)

DSC01770A tutti i sardi di buona volontà.
Cari amici nei giorni scorsi mi sono recato all’isola di Malu Entu (Mal di Ventre), cosa che peraltro faccio abitualmente da circa 20 anni.
Senza voler alimentare delle gratuite polemiche con coloro che hanno “vissuto” sull’isola ritengo sia giusto fare con voi alcune riflessioni sullo “stato dell’arte di Malu Entu”.
La prima impressione che si percepisce mettendo piede sull’isola è il senso di degrado e di abbandono. Basta fare un piccolo giro attorno a Cala Saline per rendersi conto di quanti rifiuti vi siano. Certo non tutti sono lasciati dai visitatori, anzi per dirla tutta ce ne sono meno rispetto agli anni scorsi e questo significa che la gente inizia a capire…
Ma andando poco più a sud a visitare cala dei pastori ci si accorge dei danni lasciati dall’uomo.
In particolare alcuni alberi di tamerici (gli unici presenti sull’isola) sono stati tagliati, così come le antichi blocchi squadrati della villa romana sono stati utilizzati per i motivi più vari.
Per non parlare della distruzione di un muro di una vecchia capanna e dei rifiuti (organici e non abbandonati in tutta l’area).
Povera isola …povera Sardegna.
E pensare che l’isola avrebbe dovuto rappresentare il riscatto del nostro popolo, l’affrancazione dalle imposizioni di uno Stato autoritario e centralista che cancella le diversità e persegue l’omologazione verso l’ordine costituito.
Mi dispiace di non poter scrivere queste riflessioni in lingua sarda, ma questo non è certamente un problema almeno per tutti coloro che la sardità la difendono più con le azioni che con non solo con le parole e che, per la verità, spero siano molti.
La repubblica di Malu entu è stata uno scherzo, un gioco perverso che ha tanto offeso la nostra sardità e che ci ha reso ridicoli in tutto il mondo. La colpa non è solo dei protagonisti di questa ennesima avventura ma anche dei media che troppo spesso hanno dato risalto e, in qualche modo, titolo, ai “goliardici ribelli” di perseguire le proprie strategie.
La repubblica di Malu Entu è stata una patetica trovata, degna della migliore operetta delle fine del XVIII secolo. Peccato che i protagonisti riverberino il loro agire su di un popolo, sprovveduto e inconsapevole dei danni arrecati e che, per il quieto vivere, non prende una posizione decisa sull’intera vicenda.
In fin dei conti in tutti i sardi, quelli veri, credo vi sia da sempre una percentuale più o meno consistente di vera autonomia e di indipendentismo.
Proprio in virtù di questo mi domando quanto questo comune sentimento possa essere alimentato da elementi culturali e dalla presenza di sensibilità e senso civico.
Infatti non riesco a comprendere come tanti persone che si professano sardi possano permettere che questa isola venga dimenticata per le sue intrinseche qualità ed evidenziata solo per estemporanee rappresentazioni folcloristiche identitarie o pseudo commerciali legate alle “trovate” di un simpatico ma ingombrante personaggio come Salvatore Meloni. Le sue note vicende giudiziarie non devono essere interpretate come “persecuzioni di natura politica” alla stregua dei patrioti risorgimentali, ma solo come semplice inosservanza di leggi dello Stato da parte di una persona che cerca solo folcloristica visibilità. Certo non tutti coloro che lo hanno seguito sono alla stessa stregua, infatti tanti dei pochi rimasti sono anche in buona fede. Ma ve ne sono molti altri che hanno capito lo “spessore” del presunto personaggio e ne hanno preso le debite distanze.
Resta comunque il fatto che anche tutti noi abbiamo delle precise responsabilità sull’intera partita per aver lasciato fare e per non avere impedito lo sviluppo delle cose.
Oggi, che l’isola è stata liberata dagli occupanti, restano le ferite lasciate e fra queste la necessità di regolamentare in modo serio gli sbarchi sull’isola e gli ormeggi sotto costa. Basterebbe così poco per salvaguardare questo piccolo lembo di terra e granito strappato al forte vento di Maestro. Per prima cosa bisognerebbe acquistare l’isola del Sig. Miller e dopo organizzare il lavoro di bonifica e manutenzione, anche attraverso la presenza di un corpo di operatori ambientali specializzati che possano risiedervi in modo permanente, recuperando le strutture di cala dei pastori opportunamente adattate e attrezzandole con idonee apparecchiature radio per le urgenze a mare e per gli interventi di primo soccorso. La padronanza del territorio significa anche questo. Pensate a quanti e quali problemi si risolverebbero se l’isola venisse salvaguardata in questo modo e soprattutto quanti benefici otterremmo se valorizzassimo la sua originale storia e il suo ambiente esclusivo, attraverso degli inediti percorsi di fruizione scientifica sulla base dei principi del turismo responsabile in grado di far esprimere la spettacolarità di questa isola ricca di suggestive particolarità accompagnate da tanto mistero e enorme fascino.

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