Tuvixeddu: La collina della vergogna

     

Tuvixeddu: siamo al paradosso nella "collina della vergogna".

 

 

Nonostante il buon senso imponesse un atteggiamento diverso, il Presidente Soru, l’Assessora Mongiu, i suoi fedelissimi e interessati integralisti dell’ambiente hanno deciso di portare l’ultimo assalto alla collina di Tuvixeddu che, con il senno di poi, meglio si potrebbe definire "la collina della vergogna".

La novità che avrebbe indotto a questa pervicace e stoica resistenza è collegata alla presenza di 1.200 tombe che sarebbero state rinvenute nel corso dei recenti scavi. Ma se non ricordo male, non dovrebbe essere la Soprintendenza archeologica ad esprimere dei pareri vincolanti in argomento?

E poi, se prendessimo un qualsiasi pezzo della "città del sole", inserito nel perimetro storico della stessa, vi siete mai chiesti quante tombe e altre preziose testimonianze del passato si potrebbero trovare?

Questa nobile quanto, a mio personale avviso, strumentale e ostinata avversione verso i palazzinari, leggasi Cualbu, perché non s’inserisce in una normale politica di confronto e dialogo che dovrebbe esservi costantemente fra l’ente pubblico e il privato. Perché l’operatore pubblico deve strumentalizzare faide di natura personale e condizionare la collettività con le sue ostinate e inopportune scelte, fatte passare per "illuminata lungimiranza" privando, peraltro, la collettività di una "importantissima e strategica area" di formazione permanente e d’innovativa occupazione?

E poi…perché l’operatore pubblico usa pesi e misure differenti a secondo di chi si trova di fronte?

Di costruttori a Cagliari ve ne sono molti, ma solo tre sembrano avere una certa fortuna, almeno qui in città.

In verità il nostro capoluogo regionale è da molti definito la città delle 3 M, ovvero Mattoni, Medici e Massoni.

Da questo si evince che i costruttori hanno una grande influenza e degli ottimi collegamenti con le altre componenti indicate.

Ci sono però i "corsi e ricorsi" di Vico, che condizionano anche gli orientamenti e gli affari così come accade a Sassari, Quartu, Olbia, Oristano, Nuoro ecc.ecc..

Tutto o quasi tutto dipende dalla coalizione di maggioranza che, il più delle volte, determina la fortuna o la disgrazia di questo tipo d’imprenditori.

In verità la storia politica della città di Cagliari, e non solo, si potrebbe leggere anche attraverso i mattoni, ma non in ottica storico-archeologica, ma solo in ambito clientelare.

Cagliari sta in piedi grazie alle clientele, sorrette per l’appunto dai costruttori che sono la "volta del sistema".

Basta leggere chi ha costruito in città negli ultimi 50 anni per capire dove va il vento…

Tra l’altro questi signori hanno ben capito la lezione.

Di loro quasi nessuno si è mai candidato in politica, tutt’al più hanno accettato la presenza in qualche C.d.A. di Ente para pubblico, ma nulla di più, preferendo condizionare dall’esterno i politici di turno con degli abili e blindati accordi sinallagmatici.

Peraltro penso che, oggettivamente, non ci debba essere molta simpatia fra Soru e Cualbu.

Ma questo non dovrebbe essere un requisito determinante nei rapporti istituzionali.

Ma una cosa è certa: se ci fosse "feeling" tutto sarebbe più facile…

Pensate se Soru avesse usato la stessa protervia nei confronti di Zoncheddu che "quatto, quatto" sta realizzando "la più impattante ed elitaria", oltrechè strategica, opera urbana degli ultimi 30 anni.

E pensare che quando fu fatto saltare il "betile" con annesso tapis roulant della cementeria pensavo:

"finalmente ora la città di potrà riappropriare di un importante pezzo della sua identità", pensando alla città giudicale di Santa Igia, al Tophet punico e alle strutture puniche e romane presenti in tutta l’area interessata sulla cui triste sorte, blasonati studiosi, anche di recente, hanno persino pianto con lacrime di coccodrillo.

Tutto si poteva evitare. Invece, cosa è stato?

Anche l’opposizione non ha fatto l’opposizione. Tutti erano sostanzialmente d’accordo. Del resto anche a Cagliari ha avuto un discreto successo la canzone: "Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più…" e proprio in funzione di ciò si sono raggiunti "gli impensabili ed impossibili accordi".

E poi, del resto, se dall’altra parte della Laguna in località Maramura, in Comune di Capoterra, possiamo notare dei punti di osservazione (peraltro realizzati grazie al finanziamento della U.E. Life natura) dove è possibile ammirare "umide villette" con fenicotteri in laguna, Cagliari non poteva essere da meno!

Ecco che lo stratega pubblicitario di turno del gruppo immobiliare (così come peraltro accade per i misteriosi architetti di turno chiamati dell’ente pubblico e pagati con i nostri soldi), nel suo subliminale messaggio pubblicitario, evocare con forza nell’immaginario collettivo un nobile e misterioso passato, su cui fondare (sarebbe meglio costruirci sopra) delle prestigiose palazzine, che i nuovi ricchi si affretteranno ad acquistare come "simbolo di stato" quasi a voler dimostrare che loro possono ottenere qualunque cosa e fors’anche per colmare un tangibile vuoto di serena identità.

Per compensare questo, ecco prospettarsi la visione di splendidi tramonti, con annesso volo di fenicotteri sui monti di Capoterra, su quella che avrebbe potuto essere "una laguna davvero d’oro", se fossimo stati un po’ meno egoisti e più rispettosi della nostra vera grande, autentica, risorsa: l’ambiente.  

 

Non è mai troppo tardi, diceva il grande maestro Alberto Manzi.

Speriamo davvero che sia cosi!

 

Roberto Copparoni

Presidente

Associazione Amici di Sardegna ONLUS

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