A Cagliari la cultura è una rendita di posizione

Un tempo era tradizione nelle famiglie fare in modo che i figli seguissero le orme del padre.

Era quasi un dovere solcare la traccia paterna.

Per secoli così è stato…

 

Proprio in virtù di questi sani principi molti nostri amministratori, soprattutto coloro che operano nell’ambito della cultura, a volte romantica e "ciclicamente" un po’ identitaria, ben si guardano dal modificare gli "assetti" lavorativi consolidati dal tempo e dall’affidabilità degli stessi.

Peraltro, affidabilità pare molto politica e clientelare e poco professionale.

Non importa che la nuova Giunta cambi….gli "assetti" tengono, indipendentemente dal colore del vincitore.

 

Questo può significare due cose.

La prima è …che si sia molto bravi e che i servizi resi generino gradimento e diffuso apprezzamento nei cittadini.

La seconda è…..  che  ve la potete immaginare.

 

In Sardegna vi sono numerose società, cooperative e non, consorzi, associazioni e comitati che gestiscono siti archeologici e monumentali e beni di varia natura e che, fra l’altro, sono gestiti sempre dalle stesse persone e, spesso, con soldi pubblici.

 

Purtroppo la gestione dei siti, più che essere "conquistata" dai più bravi, spesso è lasciata ai soliti noti che, in barba alla concorrenza, a gare e concorsi, hanno "quasi in affidamento perpetuo" tali risorse, senza verifiche e controlli di qualità che tengano in debita considerazione il gradimento dei visitatori, la qualità dei servizi offerti, e la diffusione di positive azioni e il grado di crescita della collettività d’appartenenza.

 

Tutto questo genera rendite di posizione, vere e proprie "riserve" che alla luce dei risultati, costi/benefici e in relazione all’abbassamento dei livelli di qualità offerta (causa la non concorrenza, appunto!) appare una pratica consolidata più consona ad una "ex città coloniale" che da "Capitale del Mediterraneo".

La Sardegna e Cagliari, in particolare, ne sono un esempio.

 

Non solo necropoli, templi, lagune, antiche edifici e abitazioni sono ricercati.

Oggi anche le cavità sono ambite.

Ne è un esempio la recente polemica sollevata sulle cavità dell’orto dei cappuccini, da tempo abbandonate all’incuria e al degrado, nonostante data in affidamento ad un’associazione.

 

Il motivo del contendere è dato dalla circostanza che chi ha la gestione di questo sito, riceve denari pubblici che, evidentemente, non sono sufficienti per effettuare anche le pulizie e, per questo, ne vorrebbe di più.

 

C’è chi dice che in queste cavità si pratichino anche riti satanici e qualcuno, non so’ se anche in relazione a quest’ipotesi, pare sputi anche del sangue.

Per la verità di sangue ne hanno sputato per anni anche altre persone e altre associazioni in differenti località di Cagliari, come Tuvixeddu, Santa Gilla con il suo eco- museo, Monte Claro, Sant’Elia, Sa Scaffa, vico Laconi, via Bottego e altro ancora…

Eppure a loro non è stato affidato alcun sito, nonostante offrissero, gratuitamente, al Comune di Cagliari la gestione dei suddetti siti.

 

Non so se la lingua ufficiale adottata nelle convenzioni o nei protocolli realizzati in Comune sia diversa dall’italiano correntemente inteso, perché se parlo di gestione l’universo mondo intende che l’affidatario curi, in nome proprio, il bene e lo mantenga almeno in buono stato di conservazione e che, quindi, possa garantire un minimo di decoro al sito affidato, per conto altrui.

Ma questi "altrui" siamo noi, sia per interposta persona (gli amministratori a cui abbiamo indirettamente affidato il mandato per mezzo del Sindaco), che per via diretta.

 

Orbene, tutto questo non avviene e lo dimostra il fatto che l’affidamento continui, come se nulla fosse, nonostante  i cittadini si siano più volte lamentati dei macroscopici disservizi.

 

E’ mai possibile che questi gestori siano così influenti e potenti da condizionare il crescente bisogno di fruizione partecipata della cultura che la nostra collettività manifesta.

E poi, perché assegnare tutti questi siti sempre alle stesse persone senza spezzare questa perversa spirale di clientela esistente?

Come è possibile che diverse associazioni, spesso formate da 2 o 3 elementi effettivi, riescano ad avere anche tanti vantaggi e, persino, più siti in affidamento?

E visto che si parla di cultura, consentitemi un piccola chicca di spaventosa attualità:

 

"Cui prodest scelus, is fecit",

 

 

 

Ma, forse, loro, forti della propria scienza, hanno scoperto la "pietra filosofale" ovvero, il dono della clonazione e dell’ubiquità.

 

Una domanda.

Si renderà mai nota la formula di questo imperturbabile assetto?

3 commenti su “A Cagliari la cultura è una rendita di posizione”

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