Bisogna fare quello che è giusto

 

Ora più che mai bisogna fare "Quello che è giusto".

 

Le recenti elezioni hanno fatto sparire dallo scenario politico parlamentare

anche il nostro partito.

Il risultato ottentuo, che personalmente reputo ben più severo di quanto si sarebbe forse meritato, significa che la strada intrapresa non è stata vincente, nè condivisa dai più.

La Sinistra l’arcobaleno non è riuscita a convincere, forse perché anche noi non eravamo convinti del necessitato connubio.

Molti Verdi si sono comunque impegnati durante le elezioni, alcuni tappandosi il naso, altri hanno sofferto in silenzio questa decisione e hanno lavorato pensando di fare una cosa comunque giusta: "compiere un atto dovuto per il nostro partito".

Qualcuno, infine, con la scusa di questo pretesto, ha lasciato il partito per candidarsi in altri schieramenti, dove l’elezione appariva più probabile.

I tempi non hanno permesso di "metabolizzare" le ragioni dell’alleanza, forse anche "nobili", che quel sodalizio poteva presentare che, ai più, sono sembrate più di carattere tecnico formale che sostanziale.

La nostra dirigenza è certamente responsabile di questo disastroso risultato ed è pertanto giusto che si dimetta e che altri ricoprano queste cariche.

Non dobbiamo, però, fare l’errore di colpevolizzare il solo segretario nazionale.

Del resto anche noi Verdi, tutti quelli che hanno partecipato al Congresso di Fiuggi e non solo, siamo responsabili, quanto meno per non essere riusciti a far prevalere le nostre istanze di rinnovamento in sede congressuale. Abbiamo discusso tanto sui presunti "tappi romani o campani" del nostro partito allontanandoci dalla società e dal suo variegato ambiente.

Ci siamo presccupati in modo ragionieristico di curare tessere e riscuotere quote, dimenticando di "fare e vivere" la politica.

L’ambiente non lo si tutela solo a tavolino. Occorre ben altro.

Proprio per questo abbiamo perso e fors’anche, mai conquistato, il mondo degli ambientalisti italiani, non quelli da salotto o di regime, però. Quelli che con ogni tempo stanno in sella ostentanto titoli conoscenze e competenze ma, nei fatti, dimostrano solo ottime capacità, ovvero essere bravi e accomodanti con i "signori di turno".

 

Non aver intercettato questa fascia di elettorato significa avere perso davvero tanto, soprattutto in fatto di credibilità.

Quanto è accaduto deve farci riflettere in merito alle esigenze che l’elettorato ha manifestato con il voto, ovvero:

territorialità e federalismo; minore pressione fiscale; maggiore presenza dello Stato non solo per l’ordine pubblico ma anche nella vita economica e sociale del Paese; superamento delle icone ideologiche che hanno esaurito il loro tempo e soprattutto vivere i problemi in mezzo alla gente per elevare la qualità della vita di tutte le persone.

Il ricambio appare pertanto doveroso non tanto e non solo riferito alle persone, ma alle politiche e strategie. Quanto al primo punto si gradirebbe che personaggi di indubbie qualità come Maurizio Pallante, Carlo Rubbia, Giancarlo Nobile, Piero Angela accettassero di far parte di un Comitato nazionale di coordinamento dei Verdi espressione dei coordinamenti territoriali, veri protagonisti di questa rinascita, che devono essere presenti in tutta l’Italia.

Inoltre si auspica che i comitati territoriali si rapportino alla società civile, alle associazioni, al volontariato, al no profit, ai gruppi spontanei tematici e che questi comitati si facciano portatori di interessi diffusi, attraverso delle azioni e progetti di cui, noi Verdi, siamo stai in passato talvolta carenti.

Tutto questo appare necessario per abbandonare la sterile protesta ed attuare la nostra proposta che non può essere delegata ad altri soggetti, che spesso sono svincolati da ogni controllo.

Dobbiamo essere noi verdi a farci protagonisti delle nostre azioni.

Del resto la gente ci ha percepito come coloro che la sera vanno a decidere e la mattima protestano contro chi ha deciso.

Proprio su questo noi non abbiamo fatto una "scelta di parte"!

Bisogna riconquistarci la fiducia della gente e far loro capire che non siamo quelli del no ma, al contrario, siamo quelli che affermano la salvaguardia di valori positivi sia riferiti all’ambiente naturale che umano in una ottica di respiro internazionale.

Per fare qualche esempio dobbiamo cercare di …essere coloro che non si meravigliano per una albero che cade ma che gioscono per una foresta che cresce; che sorridono per un bimbo che gioca; che non si limitano a parlare di ambiente ma che lo vivono; che non parlano di lavoro ma che lo offrono anche attraverso nuove opportunità di occupazione; che non si ergono a portatori di verità etiche assolute con relative condanne e assoluzioni, ma che attraverso il dialogo e il confronto diffondano valori positivi, sensibilità diffuse, senso civico che responsabilizzino un sempre crescente numero di cittadini, studenti, pensionati, lavoratori e imprenditori per avviare positivi processi di crescita socio economica condivisa e generalizzata.

Penso che a questo punto non ci farebbe male riportarci ad Alex Langer il cui pensiero, tanto profondo, attuale e significativo, è senz’altro in grado di sostenere il nostro cammino, anche oggi a distanza di tanti anni. Ora più che mai!

"Ad una visione del mondo incentrata su un’idea di sviluppo fatta di mercificazione, competività e crescita (citius, altius, fortius: più veloce, più alto, più forte) vogliamo opporre un’alternativa rovesciando il motto olimpico: più lentamente, più in profondità, con più dolcezza".

Questa è la strada da seguire.

Alex Langer mentre mentre ci lasciava ci ha indicato la strada che dobbiamo percorrere per trasformare la sconfitta in vittoria della speranza e per fare ciò Lui ci ha chiesto di fare, ovvero di perseguire fermamente "QUELLO CHE E’ GIUSTO".

 

Roberto Copparoni (Verdi Cagliari)

 

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