Chi sceglie la nostra vita!

 Anche se la risposta dovrebbe essere decisamente scontata, credo che spesso non sia così. Specialmente in Sardegna e nella mia amata città di Cagliari, dove di frequente anche noi non riusciamo a seguire quel tipo di vita desiderato e voluto e per il quale affrontiamo tanti sacrifici.

Putroppo sempre più spesso non raggiungiamo il nostro obiettivo di vita a causa di eventi che sono esterni al nostro volere" e peraltro neppure ascivibili alla… "Divina disposizione".

Insomma riesce difficile farsi una ragione per delle morti impossibili.

Dico questo non per risentimento o rivalsa nei confronti degli amministratori di questa o quella forza politica, che poi anche cambiando fattori i risultati sono più o meno sempre gli stessi; politici e amministratori che al riguardo non possono essere gli unici capri espiatori.

Le responsabilità sono ben altre…

Ma, più in generale, mi rivolgo a quel radicato e diffuso senso di impotenza, di molti residenti, scialmente giovani, atteggiamento che sfiora quasi la fatalità dei "vinti" di Vergana memoria.

Infatti, credo che oggi, nessuno di noi possa stabilire con certezza quello che farà da grande.

Si pensi solo un attimo ai giovani di Sarroch, Portoscuso, Portoterres. 

Che futuro potranno mai avere se non quello di essere al massimo impiegati in una delle locali ditte quotidianamente responsabili di  "affievolire" le speranze e la qualità di una vita, davvero, migliore.

Certo l’occupazione è importante. Ma ogni cosa ha il suo prezzo.

E poi, anche a voler guardare in termini ragionieristici il problema, nell’ottica di costi e benefici, crediamo che oramai il gioco non valga proprio la candela e che sia giunto il tempo di dire basta alla petrolchimica in Sardegna e predisporre dei lungimiranti e credibili piani di riconversione.

(A proposito c’è qualche politico che propone queste cose?)

E per confermare questo voglio portare la testimonianza di un mio giovane amico di Sarroch, morto alcuni anni fa di cancro al cervello.

Gian Luigi era un ragazzo di trent’anni, generoso ed altruista, con tanta voglia di vivere, con mille progetti. Amava la Sardegna e la sua storia e cercava di arricchire di contenuti l’esistenza di molti giovani con iniziative culturali, riuscendo persino ad animare la vita del suo paese.

Gian Luigi è morto, dopo aver lottato, sopportando con grande dignità, interminabili agonie e diversi interventi al cervello e come lui sono morti in tanti per la stessa malattia, anche se con manifestazioni e contesti differenti.

Certo è strano che solo di recente si manifestino in queste località delle patologie nuove, o molto più frequenti rispetto al passato, quando ancora non esistevano certe fabbriche.

Sicuramente anche prima si moriva di tumore, ma i casi erano assai più circoscritti rispetto a quanto avviene oggi. Anche i dati delle autorità sanitarie lo affermano.

Ci sarà pure un motivo che causa questi decessi?

Certo, come dicevo, lo sviluppo ha un prezzo da pagare.  Ma per chi e per che cosa si deve pagare questo prezzo?

Gian Luigi, così come tanti altri residenti, non ha mica voluto che il suo destino venisse deciso da Moratti o da Rovelli o dai sindacati dei petrolchimici che, spesso, difendono "la propria esistenza", sulla pelle degli iscritti, o dalla Regione che a tutto pensa fuorchè alla "sostanziale" pari dignità dei sardi.

Troppe cose ci passano sulla testa e, oggi più che mai, questo non deve essere tollerato.

 

Per fare un altro esempio.

Circa 10 anni fa, insieme al giornalisti Antonello Lai e Angelo Pili, il Cameramen Antonio Carta, lo speleologo Marcello Polastri, visitammo le cavità della clinica Aresu, da poco citata per le lapidi romane ingiustamente trascurate, poste ai lati della scalinata della Clinica.

Personalemente, più per queste lapidi, ricordo la Clinica per una incredibile fatto verificatosi nel corso di un’escursione sotterranea avvenuta, peraltro, senza alcuna esplicita autorizzazione.

Le cavità, sono anche conosciute come grotta di Santu Elmu sono poste proprio dietro la Clinica. Al suo interno si tramanda la presenza di leggendarie figure, di un tempio bizantino, fors’anche templare, di cui vi è anche un certo supporto documentale.

Dopo essere scesi per decine di metri ed aver lasciato l’ospedale militare sotterraneo, incontrammo una serie di locali dove erano stati riposti arredi e attrezzature di ogni genere e tanti, tanti libri. Via via che scendevamo aumentava la presenza dell’acqua, fino ad incontrare un vero e proprio laghetto sotterraneo. Gonfiammo anche un canottino e visitammo decine di ambienti allagati.

In uno di questi facemmo una incredibile scoperta, davvero fuori da comune…

Trovammo tre fusti di legno riversi nell’acqua delle falde, che nalla parte esterna presentavano il marchio di radiottività. Si trattava di scorie (polveri) relative a malati di HIV che l’ospedale conferiva per lo smaltimento. Raccoglemmo anche dei foglietti che comprovavano la tossicità del materiale, filmammo e fotografammo tutto, pensando d’informare subito la pubblica opinione.

Credo che telefonammo anche ai Carabinieri di Sant’Avendrace.

Dopo qualche giorno sollecitammo Antonello Lai per sapere della messa in onda della trasmissione e lui ci disse, assai meravigliato per l’accaduto, che la registrazione era sparita, non si trovava traccia e che la trasmissione non poteva più andare in onda.

Da allora, quando posso non perdo occasione per "ricordare" quanto accaduto, mostrando a tutti coloro che me lo chiedono anche il servizio fotografico da me realizzato che ancora custodisco.

Parlo di questa storia, di cui non se n’è mai saputo nulla, perché ancora mi domando:

" Chissà in quante altre occasioni il destino e la qualità della nostra vita viene  messo in grave pericolo dai silenzi, negligenze e omissioni degli amministratori che possono creare effetti devastanti per la comunità."

Certo, per fortuna non tutti sono così. Però questa vicenda, ha degli aspetti assai incredibili e misteriosi.

Sono quasi sicuro che andando anche oggi nelle cavità da noi visitate, vi siano rimaste le traccie di quanto affermato e descritto, fors’anche i fusti incriminati!

Certo se avessi il potere di farlo ordinerei subito una bella ispezione, foss’anche di ferragosto, anche per smettere di pensare che le sorti della nostra vita vengano decise da chi, in fin dei conti, non ha tanto interesse ai nostri futuri destini, un po’ come è forse accaduto anche a Gian Luigi e a tante altre persone, sui quali si vuole stendere un velo d’ingiustificato omertoso silenzio.

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