Nuovi scenari per combattere una vecchia politica

Il bipartitismo o il dualismo delle coalizioni ha fatto fiasco!

In Italia, almeno per i prossimi anni, non potrà esservi un civile e costruttivo confronto fra due schieramenti che si misurano democraticamente con programmi e obiettivi, rispettivamente condivisi nel rispetto delle regole dell’alternanza.

L’Italia non è la Gran Bretagna, la Danimarca o la Germania. Noi siamo un’altra cosa…

Basti pensare che il nostro Paese ha raggiunto l’unità nazionale solo nel 1861 e solo nel 1946 ha deciso di abbandonare la forma di governo monarchica.

Tutti questi cambiamenti epocali non sono stati sufficientemene metabolizzati dalla popolazione italiana che, di fatto è sempre frammentata fra mille culture e distinguo.

Il grande successo della Lega e delle autonomie localistiche riportati nelle ultime elezioni ne sono un esempio.

Altro che "Fratelli d’Italia", come riporta il nostro inno…

L’Italia è diventato il Paese dell’inderogabile permessività, dove tutto è possibile in virtù di una frequente eccezione che poi, diventa regola.

Giusto per fare un esempio… quando tre sfigati sardi hanno deciso di parlare d’indipendenza sono stati messi in galera come sovversivi per "attentato alla Costituzione", mentre altri cittadini della Padania se affermano di pulirsi il sedere con il tricolore e di prendere i fucili, li fanno diventare Ministri!

La nostra è una Repubblica dei tanti misteri dove le stragi di Stato non hanno volti e colpevoli, che premia  i "furbi" facendoli diventare veri riferimenti e persino Istituzioni della Repubblica.

Non dovete pensare che mi stia riferendo a Silvio Berlusconi o a Previti. Non è così.

E poi basta con il personalizzare la politica…

Smettiamola di continuare a colpire il leader dell’attuale maggioranza!

 

Peraltro, se Massimo Troisi fosse ancora fra noi non perderebbe occasione per dire: "ricomincio da tre!"

Per dire che i due poli ci hanno gia stufato…ci stanno stretti, della serie: "Prendere o lasciare".

E’ come se ci fossero due cappi, uno di seta e l’altro di lana. Infatti il rinnovamento di questi tempi è, mio avviso, solo virtuale.

E siccome di gente desiderosa di un reale cambiamento delle Istituzioni in giro per l’Italia ve ne è comunque molta, riteniamo sia giusto almeno provare a dire e, soprattutto, fare delle cose diverse, senza bestemmiare o delegare qualche comico per farci ragionare.

 

In Sardegna ad esempio che scenario abbiamo…

Da una parte i trafficoni e gli imbonitori della Banda Bassotti, dall’altra gli ideologi del "Qui, Quo e Qua", quelli che immaginano un imprenditore prendere la mano di un metalmeccanico per incamminarsi sorridenti e con passo spedito nel viale alberato del "mulino bianco".

E tutti quelli che non si identificano in questi modelli che faranno?

Da mesi sono rimasti a guardare, fra mugugni e sorrisi,  lasciandosi trasportare dalla corrente in forza di una verità inconfutabile, ovvero:"tengo famiglia".

Ma non per questo essi debbono svendere la dignità di esseri umani.

Il vecchio slogan che spesso cito, riportato su di un muro della vecchia 131 nella zona di Monastir: "non prostituiamoci per un piatto di malloreddus" è, ora più che mai attuale.

Del resto "loro" lo sanno bene…e, anzi, ci inzuppano il biscotto. Da sempre "lo stato di necessità", "il bisogno", plasma le menti e adatta i comportamenti più riottosi.

Ora, visto che fra alcuni mesi andremo a votare per il rinnovo del Consiglio regionale, perché non pensare ad uno schieramento trasversale che raggruppi differenti partiti che pongano sulla base dello loro convergenze il superamento dei reali problemi della comunità sarda, in forza di un’alleanza di scopo e a termine.

Insomma, un’intesa  che dall’area cristiano sociale, passi attraverso le istanze riformiste e del lavoro, che dalla promozione dell’ambiente "non museale", si collochi in un area fortemente identitaria e decisamente innovativa sui temi delle energie alternative (chiaramente non nucleari), del risparmio energetico e del turismo sostenibile.

Una sorta di grande "lista civica di scopo" che si contrapponga, da un lato alla destra e dall’altra al PD e ai suoi alleati, responsabili entrambi di non avere interpretato i veri bisogni dei sardi e trascurato la specificità della nostra regione.

I sardi hanno smesso di sognare, il contingente incalza e la fantasia non è di casa dalle nostre parti, dove la cassa integrazione e gli insostenibili tassi dei mutui bancari, accompagnano la vertiginosa crescita del petrolio e dei suoi derivati. E’ come se vivessimo dentro un tunnel dove, giorno per giorno, per quanto si riesca a correre, vediamo l’uscita allontanarsi sempre più velocemente.

Insomma, occorre dare una svolta.

Vogliamo continuare a farci vivere e lasciarci dettare il nostro quotidiano da altri, anzichè essere protagonisti di un reale cambiamento della società in cui viviamo?

Le belle parole, gli inglesismi, i termini di marketing,  la patinata e subliminale comunicazione istituzionale non ci servono più. Servono solo fatti.

Abbiamo smesso di meravigliarci per gli specchietti e le variopinte perline di vetro che continuano ad esserci propinati, siano essi il prodotto di una economia liberista o di una economia pianificata.

 

Mi domando chi riuscirà ancora fra qualche anno a fare il fornaio, il pescatore, il pastore, l’agricoltore, l’allevatore, il fabbro, il muratore o su maestru e linna?

Ma almeno su di una cosa, di certo, concorderete…

Non è questa la Sardegna a cui in questi anni abbiamo pensato, né che i nostri avi avrebbero voluto.

Roberto Copparoni

Referente dei Verdi per la Provincia di Cagliari

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