Quale Turismo in Sardegna?

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Quale Turismo in Sardegna?

Il turismo domestico può essere una importante leva per il consolidamento e la crescita dell’offerta e dell’immagine turistica della Sardegna. Il futuro del turismo in Sardegna passa, prima di tutto, attraverso le conoscenze, le competenze e le sensibilità dei sardi. Per fare questo occorrono azioni e misure specifiche che consentano a tutti i residenti di essere consapevoli e in vario modo diventare coprotagonisti del lancio del turismo sostenibile in Sardegna, magari collegato all’immagine di un nuraghe fra mari e monti.

La scorsa settimana si è conclusa la fase preliminare alla Conferenza Permanente del Turismo “Destinazione Sardegna 2018-2020”. Infatti  lunedì 23 luglio è stato presentato nell’edifico dell’ex Manifattura Tabacchi il piano strategico partecipato  per lo sviluppo e la promozione turistica della Sardegna, così come dalla recente legge sul turismo approvata dalla Regione.

Il Piano è stato fortemente voluto dall’Assessora al Turismo  Barbara Argiolas e realizzato da Josep Ejarque, qualificato esperto iberico di marketing turistico.

Ora il documento predisposto deve passare in Giunta Regionale per diventare operativo.

Il piano è complesso e articolato e contiene molte proposte operative, che fanno riferimento a dei prodotti già noti quali i  “borghi”, “le ciclovie”, “le città del pane e dell’olio”, “il sentierismo” e altro ancora. Esso fa leva sui differenti turismi che la Sardegna offre. Ora si tratta di mettere in pratica questi buoni propositi tenendo conto anche delle seguenti osservazioni.

Premessa

In Sardegna il fenomeno turistico è sottodimensionato. Ciò accade per una serie di molteplici e complesse ragioni e per causa da ricercare dentro e al di fuori della Sardegna. Fra le tante ne evidenzio una endogena riferita alla percezione e grado di conoscenza che la popolazione locale ha in fatto di turismo.  Per colmare questo limite ci si dovrebbe attivare in ogni comunità, ente, scuola per trasmettere delle conoscenze basiche a tutti e rivolte da un lato a far conoscere, leggere e interpretare le risorse del territorio e dell’ambiente e generare una padronanza territoriale e dall’altro a collaborare e contribuire alla regia di un piano di sviluppo regionale, diversificato per territori, sviluppando dei processi di reale interazione fra il turismo costiero e il turismo delle zone interne.

Proposte e osservazioni

Per far decollare il turismo in Sardegna bisogna rendere la popolazione partecipe e, dove necessario, renderla protagonista dei processi di offerta e di fruizione del variegato prodotto Sardegna. A mio avviso un approccio prevalentemente economico, almeno in fase iniziale non giova al superamento dei problemi segnalati. Il processo di botton up realizzato dall’Assessorato al Turismo è stato un buon inizio. Ma esso deve essere portato a tutti i livelli locali per realizzare il coinvolgimento del tessuto socio economico e culturale di tutte le comunità presenti in Sardegna.

Peraltro nel valore o principio della sostenibilità non vi sono solo componenti economiche ma anche sociali e ambientali. Il turismo non è solo industria, impresa o business, ma è anche un insieme di altre dinamiche costituite da carrying capacity, interazioni, flussi sinallagmatici, abbattimento di barriere, gestione attiva del territorio. A mio avviso nel documento si parte da un presupposto errato, ovvero che il popolo sardo comprenda cosa sia il turismo dando per scontato una sua proattività e collaborazione, cosa che peraltro è tutta da dimostrare.

A tale proposito basti pensare alla teoria della tripartizione funzionale del turismo, fra attivo produttivo e passivo. In particolare quest’ ultimo è da tempo superato. Infatti il concetto di turismo passivo, ovvero quello espresso dai residenti, visti troppo spesso come semplici comparse o figuranti passivi di processi e di flussi, su cui ricadono dall’alto le scelte “istituzionali” non ha più futuro. I residenti devono essere considerati “una risorsa” e non “un peso” per il turismo.

Oggi più che mai il turismo deve svolgere una funzione di forte coesione, di perequazione, di riscatto, di rilancio e di identità sociale e non è giusto a mio avviso delegare a qualche tecnico di comprendere ciò che non ha mai vissuto sulla propria pelle. Non è giusto calare dall’alto processi e programmi che non vengono correttamente compresi e coerentemente discussi, proposti insieme con le popolazioni locali. Siamo carenti nella formazione e nella comunicazione interna. Il Piano prevede una formazione degli operatori indiretti del turismo, quali giornalai, vigili, tassisti e commercianti. Ma questo non basta a superare la frattura e talvolta la contrapposizione esistente fra il mondo del turismo e la società chiamata civile. Su questo aspetto bisogna davvero investire tempo e risorse. Spesso si creano delle fratture, vere e proprie contrapposizioni che prima di tutto sono culturali, legate ai notori limiti presenti nella nostra comunità (pregiudizi, individualismo, diffidenza, ignoranza, indifferenza).

E il turismo interno o domestico?

In una Regione fortemente caratterizzata da diversità (vere o presunte), dove la frammentazione e la mortalità di tanti piccoli centri è oramai quotidiana il turismo può giovare un ruolo determinante per lo sviluppo e la ripresa socio economica. Il presente piano non parla di questo tipo di turismo nella errata convinzione che esso non abbia significative ripercussioni economiche e socio culturali. Invece a mio parere esso crea le condizioni perché questo piano possa davvero decollare.

Troppo spesso diamo per scontato che i sardi conoscano la Sardegna e le sue risorse. Ma questo non risponde al vero. Molti sardi conoscono meglio Roma, Napoli o Parigi e sanno poco o nulla della Sardegna. Per questo sarebbe necessario che la Regione si assumesse l’onere di favorire e incentivare i viaggi, gli scambi le visite guidate fra le popolazioni della Sardegna e sviluppare una rete di turismo locale e sociale che consenta di:

-destagionalizzare i flussi, soprattutto nella bassa stagione e in quelle di spalla e quindi ampliare la stagione;

-garantire una più lunga occupazione per tutto il personale Turistico coinvolto specie nella ristorazione, pernottamento, servizi di guida e di accompagnamento, servizi di trasporto, spettacolo e animazione;

– abbattere i pregiudizi, favorire la conoscenza, il confronto e il dialogo fra popolazioni diverse e lontane;

-arginare l’abbandono di paesi e siti, nonché combattere la desertificazione umana e culturale di intere aree.

– sviluppare una perequazione economica, armonizzare i PIL e favorire la circolazione di medio circolante;

– generare consapevolezza, sana identità educando alla Sardità e al Turismo sostenibile

– diffondere e difendere il turismo nella intera regione per 365 giorno l’anno

Prodotto Destinazione

Occorre fare uno sforzo complessivo per alfabetizzare le comunità ospitanti per far capire loro l’importanza di questo sistema e la necessità di fare davvero rete e formare veramente i futuri operatori del turismo, siano essi direttamente o indirettamente coinvolti nei processi del turismo. In altre parole investire nel capitale umano.

A tale proposito ci si auspica che in tutti i comuni si attivino dei DMO come Centri o Sportelli di informazione, accoglienza e guida turistica, per assicurare anche una padronanza turistica del territorio, ottimizzare i servizi locali, e garantire una corretta e funzionale comunicazione, magari in collaborazione con le Pro loco o con le Scuole o Associazioni più qualificate del Comune. Favorendo proposte o percorsi di conoscenza integrata delle risorse e delle tradizioni dei rispettivi territori in ottica esperenziale e emozionale, offrendo dei veri e propri storytelling del luogo. In tale ottica si potrebbe pensare di recuperare in modo produttivo le cantoniere, le stazioni stradali o ferroviarie, o immobili dismessi per favorire la diversificazione e disseminazione dei servizi (penso ad esempio alle tratte del trenino verde).

Punti di debolezza

Secondo me il sistema da voi indicato trascura questo aspetto così come si evince dalla circostanza che le pro loco e il III settore non sono quasi mai indicati fra gli attori locali. Un Piano strategico non si può sviluppare rivolgendosi prevalentemente alle Imprese commerciali, Associazioni di categoria o agli enti locali, trascurando la popolazione e le forme associative, proprie della società civile. L’Assessorato al Turismo ha come dimenticato che la stragrande maggioranza dei servizi turistici locali di accoglienza, guida, accompagnamento e animazione vengono realizzati proprio da coloro che sono presenti per davvero nei rispettivi territori e che meglio di altri ne conoscono le risorse e potenzialità, e fra questi singoli operatori, associazioni e comitati. Essi dunque rappresentano il naturale “collante” fra turismi, turisti e territori/comunità. Sarebbe il caso di considerare il loro importane ruolo e inserirli a pieno titolo negli organi di programmazione turistica sia a livello locale che di “regia regionale” e far comunicare coloro che indicano “quello che si dovrebbe” con coloro che sono espressione della realtà, ovvero di “quello che realmente si fa”. Altro aspetto devastante è la assoluta carenza di idonea segnaletica e di cartelli informativi plurilingue e per quanto riguarda il personale turistico la non sempre adeguata formazione sulle lingue straniere e sulle competenze trasversali (che spesso non si vedono o non ci sono).

Infine altra carenza è la precarietà dei servizi di collegamento con le aree e siti turistici, specie nell’interno della Sardegna. Basti pensare a quali e quanti problemi incontra un turista, senza auto propria, che desiderasse visitare Barumini da Cagliari o da Sassari e facendo uso dei servizi pubblici!

Criticità

Il turismo culturale, archeologico, speleologico e il turismo sociale appaiono sotto dimensionati nella narrazione del piano proposto.

Basti pensare a questo proposito che la Sardegna offre non meno di 15.000 siti di interesse turistico (fra nuraghi, pozzi sacri, tombe di giganti e altre vestigia di tutte le epoche storiche. E’ uno dei territori con il più elevato numero di siti archeologici di varie epoche al mondo. Questa è una risorsa che, nonostante i buoni propositi, appare molto trascurata. Quanti e quali siti sono a “regime”, resi accessibili e fruibili? Quanti siti sono trascurati o non opportunamente valorizzati? Penso a Cornus, a Tuvixeddu, (Che ben potrebbe essere un sito UNESCO e che invece viene gestito dal Verde pubblico del Comune di Cagliari) Su Crocefissu Mannu di Sassari e a tante altre decine di siti di varie epoche e di grande rilevanza che sono ignorati! Per non parlare delle attrattive di tipo naturalistico, endemismi, particolarità geologiche. Ricchezza di fossili, minerali, grotte e miniere o legate alle nostre diversificate e molteplici tradizioni sacre o profane, alle nostre storie e leggende.

Certo so bene che vi sono altri e differenti enti che hanno titolarità in argomento e che molto spesso ci sono mille difficoltà da superare. Ma se mai si comincia a cambiare le cose, mai si inizierà a cambiare.

Caos normativo sulle professioni turistiche

In merito alle professioni del Turismo al fine di superare il blocco delle iscrizioni si chiede a gran voce che l’Assessorato del Turismo organizzi dei concorsi (titoli e esami) per coloro che vogliono operare in questo settore (diplomati e laureati), sia come Guida Turistica, che GAE, Operatore dell’accoglienza e Accompagnatore. Infatti nelle more dell’attuazione della ipotetica legge nazionale di riordino delle professioni, la Sardegna proprio in virtù della sua specialità potrebbe emendare la legge 20/2006 e dare un tangibile aiuto al desiderato rilancio del turismo in Sardegna. Sembra inconcepibile che la RAS non si sia mai preoccupata di istituire degli esami per Accompagnatore e Operatore dell’incoming.

Brand e  Vision Sardegna

Inoltre sarebbe il caso che la Sardegna si presentasse per quella che realmente è, ovvero “Quasi un continente”, “Patria di un’antichissima civiltà”, “Centro del Mediterraneo”, “Diversamente unica”, in grado di offrire un tipo di “Turismo esclusivo per tutti” e offrire le sue destinazioni con degli approcci, dei racconti e narrazioni fortemente emozionali e esperenziali che solo un adeguata formazione potrà far conseguire agli operatori locali. A questo proposito e in relazione al Brand della Sardegna e alla sua realizzazione grafica spezzo una lancia a favore del “Nuraghe, fra mare e monti”.

Identità e reputazione

Peraltro sarebbe bene ricordare il senso di appartenenza a una comunità e a una cultura che solo una sana azione formativa etico/deontologica potrà consolidare o radicare in tutti gli operatori nella convinzione che quando l’operatore turistico si presenta al pubblico egli non sta rappresentando solo se stesso ma la sua comunità di appartenenza. Nel senso che il suo modo di operare, quello che dirà e come lo dirà avranno degli incredibili effetti (commenti, valutazioni e giudizi) che andranno ben oltre la figura del singolo operatore ma ricadranno inevitabilmente sulla intera immagine della Sardegna con effetti, a seconda dei casi, molto positivi o devastanti sulla Destination Reputation. Questo senso di responsabilità che definirei etica e scarsamente presente fra i nostri operatori, a tutti i livelli. Bisogna far capire questo a tutti coloro che operano nel turismo. Ma, forse, questo è un altro problema…

Ultime considerazioni

Il piano risulta nel complesso ben strutturato soprattutto nella parte dell’inclusione, dell’innovazione e competitività (Sardegna Premium), nella parte del TurismUP, della sensibilizzazione, della Strategia del Prodotto-Destinazione e Prodotto-Territorio, nelle strategie di Branding (Sardegna Ambassador) del Marketing (Piano CRM)  e nella commercializzazione distribuzione (Welcome Guest Card), DMC, DMS. Nella parte dei Mercati e Target non sono citati la Cina, il Brasile, Sud Africa, India: E’ una semplice dimenticanza?

Roberto Copparoni

Presidente Associazione di Volontariato Amici di Sardegna

Docente di Legislazione e Economia del Turismo negli Istituti Superiori

 

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