Quale Sardegna? Apriamo una sana discussione.

Cari amici, prima di tutto scusate se sono un po’ pedante, ma la necessità di trovare dei nuovi spazi, politicamente attivi, partecipati e condivisi, e di non perdere ciò che di buono è stato fatto (anche se poco e ognuno per la propria parte), mi obbliga in un certo qual modo a sollecitare un fattivo confronto con tutti quelli che hanno a cuore il futuro della nostra regione.

 

Tale impegno, cui dovremmo partecipare in tanti, è necessario per superare gli storici mali e le ataviche diffidenze della politica locale che troppo spesso è avvinghiata ai più svariati interessi di parte che, con il senno di poi, diventano emendabili, solenni progetti politici.

Progetti che diventano programmi che alla fine consolidano il potere in chi già lo possiede.

In altre parole cambiare tutto per non cambiare nulla.

 

L’attuale scenario politico vede il consolidarsi di una Destra sempre più pervicacemente determinata nel conseguimento dei propri obiettivi. Ovvero dare delle risposte, comunque, generando inevitabilmente nuovi problemi e momenti di vera "emergenza e instabilità democratica" che hanno il difetto, purtroppo, di manifestare le congenite negatività a medio e lungo termine.

Dall’altra un PD allo sbando, legato alle sue contraddizioni interne, incapace d’interpretare i bisogni della gente e fortemente condizionata da spaccature interne in merito al caso "Soru".

La sinistra storica è stata decimata e abiurata dai suoi stessi iscritti. Rinascerà?… con o senza la falce e il martello?

 

Da qualche tempo alcuni partiti definiti minori (minori semmai per consenso ma non per contenuti) si sono aperti al dialogo, fors’anche per necessità, e sembra che alcuni di questi abbiano raggiunto una buona base di accordo.

Penso all’UDC e al PSD’AZ che, stando a quanto recentemente dichiarato all’Hotel Mediterraneo, intendono fare "Massa critica" per catalizzare consensi in vista delle prossime elezioni regionali. A mio avviso ne hanno le potenzialità, ma con una riserva che manifesterò nel corso delle considerazioni che seguono.

In effetti in molti dei Comuni dove si sono recentemente svolte le amministrative questo sodalizio, integrato anche da una buona parte di socialisti, ha avuto un discreto successo.

In realtà, in questo scenario mancano degli altri partiti come L’Italia dei Valori e i Verdi del Sole che ride.

Quanto ai primi, essi in virtù degli incoraggianti risultati ottenuti, stanno cercando di colmare un "vuoto" politico determinato dalla scomparsa, almeno in campo nazionale, di tutti i partiti che avevano costituito la Sinistra – l’Arcobaleno. Non credo che alla lunga possano reggere questa posizione "giustizialista" e "meritocratica", che già da qualche settimana ha determinato la rottura del canale preferenziale posto in essere in chiave elettorale con il PD e che sta determinando un inevitabile isolamento parlamentare.

I verdi, invece stanno per andare a Congresso nazionale il 18/19/20 luglio. Cosa faranno i verdi lo sapremo solo dopo che saranno votate le mozioni politiche e creato un nuovo organigramma.

Ciononostante, i verdi si pongono il problema di cosa fare adesso in Sardegna, posto che le antesignane scelte federaliste dei verdi non sono mai state oggetto di discussione.

 

Per essere pratico vado ad analizzare alcune scenari.

 

Nonostante da più parti si auspichi una trasversalità del movimento verde mi riesce impensabile immaginare una nostra presenza organica dentro il PDL. A tutto c’è un limite…

Questo non deve escludere, però che per temi determinati, a livello locale, non si possano concordare delle iniziative mirate o delle scelte necessitate dall’importanza delle stesse decisioni da assumere, ovvero "fare ciò che è giusto per la collettività". Tutto questo non sarebbe logico e di buon senso.

 

Detto questo lo scenario che vedo è il seguente.

Fino a quando il PD vorrà decidere per tutti, obbligando gli alleati (o presunti tali) a votare un proprio candidato, temo che resterà sempre più isolato.

Ma il problema adesso è un altro.

C’è il caso di Renato Soru, che in più occasioni ha manifestato la decisione di ricandidarsi, prescindendo dal volere di tutti coloro che dovrebbero eleggerlo.

 

Fino a quando il PD non porrà fine a questo modo di fare, arrogante e prevaricatore, credo che ogni possibile forma di collaborazione sarà impraticabile.

Pertanto, stando così le cose, sono possibili delle convergenze fra i partiti restanti, convergenze da consolidare sulla base di importanti comuni denominatori e fra questi:

desiderio di creare un nuovo spazio politico trasversale, non necessariamente un terzo polo, ma un laboratorio dove misurare i seguenti valori:

 

  • specificità della Sardegna costituita da identità e territorio;
  • riformismo e stabile occupazione
  • salvaguardia dello stato sociale e delle categorie svantaggiate
  • istruzione e adeguata formazione
  • tutela funzionale dell’ambiente umano e naturale, considerati come vere risorse
  • riconversione e risparmio energetico senza l’utilizzo del nucleare

e ultimo, ma non ultimo, una sostanziale avversione alla ricandidatura di Renato Soru a governatore della Sardegna.

 

Per la verità penso che i Sardisti, i Socialisti e persino l’UDC, oltre a noi verdi, ognuno per la sua parte, possano essere chiamati a realizzare questo innovativo e ambizioso laboratorio politico che, da un lato ha il merito di dare respiro e prospettiva di senso alla politica, quella vera, però e da un altro lato garantire a tutti i partiti associati per lo scopo, in ottica federativa, una sufficiente autonomia decisionale, posto che il nuovo soggetto politico è trasversale e si potrebbe presentare come un sorta di grande lista civica di scopo, per combattere le emergenze della Sardegna, dove al suo interno trovino spazio le varie anime della società civile che non si identifica con i tradizionali partiti che danno vita a coalizioni di destra o di sinistra, così come espressi dagli schieramenti presenti in parlamento o in Consiglio regionale.

 

Detto questo (mi) vi pongo una domanda.

Cosa pensate sia meglio fare per i Verdi?

Continuare un dialogo con sardisti, UDC e socialisti nella consapevolezza che molti di loro vorrebbero di fatto allearsi con il PDL.

Tentare di farli desistere, anche ammesso che se ne abbia la forza e le capacità?

Oppure perseverare in questo programma, dialogando con tutti coloro che manifestano la volontà di aderire a questo progetto anche con il possibile apporto dell’IRS e S.N rispettivamente di Sale e Cumpostu, senza legarsi al PDL, ma anzi ricercando una sorta di terzietà o di equidistanza dai poli?

Oppure, attendere le decisioni sulle possibili primarie (serie!) per l’individuazione di un candidato effettivamente voluto ed espresso da tutti i partiti della coalizione del vecchio centro sinistra?

Oppure, camminare da soli, indipendentemente dal resto?

Vi sarò grato se mi direte la vostra.

Un cordiale saluto a tutti

Roberto Copparoni

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