Viaggio all’isola di Pasqua

Reportage dall’Isola di Pasqua

L’Isola di Pasqua, meglio nota come "Rapa Nui", "Isola importante" è una piccola isola vulcanica (di 162,5 km2 approssimativamente come l’Isola d’Elba) posta nell’Oceano Pacifico a circa 4.000 kl   della costa del Cile.

Gli abitanti dell’Isola, che sono circa 4.000.

Questa isoletta, anticamente è stata anche chiamata dalle locali popolazioni  "Te pito o Te henua", che significa "fine" o "pezzetto di terra" meglio conosciuta come "Ombelico del mondo".

Rapa Nui, come oggi si chiama, significa la "grande isola".

Essa rappresenta l’estremo limite orientale dell’arcipelago polinesiano

L’Isola ha preso questo nome dal navigatore olandese Jakob Roggeveen che la rilevò per primo nella il giorno di Pasqua del 1722, anche se la tradizione ci segnala un avvistamento avvenuto nel 1687 da parte del pirata Edward Davis.

La particolare posizione geografica di questa isola ha permesso che per tanti secoli fosse ignorata da tutte le rotte di navigazione. Anche per questo l’Isola è stata scoperta così tardivamente.

Altra data importante per l’Isola è il 1955, anno nel quale approdò il navigatore ed etnologo norvegese Thor Heyerdahl, personaggio illustre che anni prima traversò l’oceano pacifico orientale con la sua leggendaria imbarcazione Kon Tiki.

Questo studioso ha difeso fino alla fine la sua teoria, scondo la quale gli abitanti dela Polinesia provenivano dalla America.

Egli basava la sua teoria anche sulle somiglinaze riscontrate fra i reperti archeologici dell’Isola di Pasqua con le costruzioni degli Incas.

Altri studiosi affermano un collegamento con le popolazioni delle Isole Marchesi (Polinesia francese) da cui pare giunsero i primi abitatori dell’isola di Pasqua attorno il IV secolo d.C..

Fra le principali tesptimonianze che gli antichi abitanti ci hannoi lasciato vi sono una serie di piattaforme sacre chiamate dagli indigeni "ahu", sulle quali sono state posizionate delle statue di pietra dalle dimesioni assai notevoli: i Moai.

Le statue hanno una dimensione media di 8/10 metri e la più grande, non ancora terminata misura 21 metri e si trova ancora incastonata nelle pendici del vulcano Rano Raraku  dove venivano realizzati i Maoi.

Queste misteriose statue pare rappresentassero antenati tribali. Esse sembrano essere tutte uguali, ma non è così.

L’unica cosa che le accomuna oltra la generale fattura e lo sguardo delle statue che per tutte è rivolto verso il cielo quasi a voler ricordare agli umani l’inizio e la fine di tutto: il cielo, lo spazio infinito,  l’aldilà.

L’imponenza e l’auserità che da queste statue esprimono conferiscono a queste figure, direi  quasi  senza tempo, un fascino indescrivibile. Sono presenti sull’isola circa 900 Moai e di questi ve ne sono molti interrati e distrutti dal tempo e dagli Tzunami come quello del 1960 che danneggiò gravemente il principale tempio dell’Isola di Pasqua,  Ahu Tongariki, dove sono presnti ben 15 moai, e che venne ricostruito dal governo del Giappone. Pensate che la ricostruzione fu così difficile che nonstante i giapponesi avessero una moderna grù per il posizionamento delle statue è stato possibile riposizionare solo un copricapo chiamato dagli indigeni Pukao;  copricapo che in realtà rappresentava solo una particolare acconciatura dei capelli che gli indigeni usavamo portare.

Una curiosità. La maggior parte di queste statue presenta le spalle al mare, fanno eccezione le sette statue del sito di Ahu Akivi che, a differenza degli altri Moai sono tutti con lo sguardo rivolto verso il mare.

L’Isola dal 1955 è divenuta parco nazionale e anni dopo riconoscita dall’UNESCO quale Monumento dell’Umanità.

 Una vera Isola Museo, come per noi potrebbe essere l’Isola di Mal di Ventre se avessimo una classe politica più sensibile e diligente. Ma questo è un altro discorso…

Nel prossimo numero ci soffermeremo a parlare delle affinità riscontrate fra la cultura e la civiltà pasquense e la Sardegna.

Queste isole, infatti, pur essendo distanti circa 20.000 kl, presentano delle significative somiglianze di cui vi parlerò nelle prossime puntate.

Roberto Copparoni

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