La storia di Cagliari comincia da Marina piccola

di Roberto Copparoni

Una riflessione su quanto i nostri occhi non riescono a vedere …

Si dice che la storia abbia avuto inizio con la scrittura e pertanto, non essendo ancora dimostrato che i popoli neolitici e nuragici avessero una scrittura, si ascrivono con una eccessiva facilità alla preistoria tutte quelle civiltà e culture che non ne facevo uso.

Ma in realtà cose è la scrittura? E’ una delle tante forme di comunicazione, forse da oltre 5000 anni la più pratica, ma di certo non l’unica.

Infatti ci sono tanti esempi di civiltà e culture che, pare non usassero la scrittura ma che ciononostante, ci hanno trasmesso un incredibile insieme di testimonianze, segni e simboli di cui, ancora oggi, non abbiamo appieno compreso e studiato il loro significato. Giusto per citarne una vicina a noi,,,penso alla civiltà neolitica e nuragica. A Cagliari se ne è parlato sempre assai poco di questo periodo. E fra i pochi che lo hanno fatto deve citarsi il Prof. Enrico Atzeni, illustre studioso del neolitico della Sardegna, a cui va tutta la nostra stima e riconoscenza.

Ma come mai si è indagato così poco?

Questo motivo è dato dal fatto che studiare le civiltà storiche è senza dubbio più agevole, non fosse altro per il fatto della vasta letteratura degli studi esistente e per via della maggiore presenza nei territori di reperti archeologici ascrivibili ai fenici, punici e romani; civiltà che usavano per l’appunto la scrittura.

Fra l’altro si devono segnalare due considerazioni assai importanti. La prima è data da fatto che assai spesso le civiltà che nei secoli si sono succedute in un determinato territorio si sono come stratificate, sovrapponendosi una sull’altra, con edifici, strade, necropoli e templi che di frequente riutilizzavano i precedenti materiali, murature, colonne, basamenti, ecc. o modificando gli spazi e le linee architettoniche dei medesimi edifici. Cagliari è un tangibile esempio di questo fenomeno poiché essa vive su se stessa da oltre 2000 anni. Chi ci impedisce di pensare che sotto gli edifici del rione di Castello, il Castello di San Michele, il faro e la torre di Calamosca, la torre di Sant’Elia o lo stesso fortino di Sant’Ignazio non vi fossero delle preesistenti strutture preistoriche? La seconda considerazione è data dal fatto che la Sardegna è la regione d’Italia e forse della Europa dove sono maggiormente visibili le testimonianze di civiltà preistoriche.

Pertanto anche il territorio di Cagliari, in considerazione della felice posizione, non sarebbe da meno. Eppure queste testimonianze non vengono ricercate, protette e valorizzate. Perché?

Peraltro volendo ritrovare le tracce di queste arcaiche civiltà, dovremmo come accantonare dal nostro sguardo la monumentalità dei templi romani e greci a cui siamo stati abituati da una certa iconografia classica.

Occorre pertanto abituarsi a osservare con maggiore attenzione i rilievi dei territori, la tipologia dei terreni, la presenza e posizione delle piante, la tipologia, posizione, l’orientamento di massi e rocce di cui le culture megalitiche hanno fatto largo uso, in altre parole reinterpretare e rileggere i luoghi con uno sguardo diverso.

Ma cosa ci hanno trasmesso e comunicato i popoli che hanno preceduto questa storia?

Sicuramente tanto, anche se poco compreso. Certamente un più profondo rapporto con i cicli della vita e delle stagioni, la natura, l’ambiente. il clima e gli eventi atmosferici.

Ma per rispondere alla nostra domanda dobbiamo prima di tutto munirci anche di una certa immaginazione e pensare a dei luoghi fisici molto diversi da quelli che oggi sono sotto i nostri occhi.

Infatti il Golfo degli angeli, oggi ricoperto dal mare, in cui svetta a mo di mezzeria nell’arco il promontorio della sella del diavolo, circa 12.000 anni fa era in buona parte terra emersa (infatti il mare era posto a otre 100 metri al di sotto dalla attuale linea) e la spiaggia del Poetto non esisteva ancora. Peraltro deve segnalarsi che proprio a Marina Piccola e in prossimità dell’attuale area dei parcheggi sono state rinvenute alcune capanne del periodo del neolitico antico (periodo grosso modo compreso fra i VI e V millennio a.C.). Fra l’altro queste capanne rappresentano probabilmente la più antica stazione preistorica all’aperto della Sardegna. Anche in prossimità della sella del diavolo, sia nella grotta dei Colombi e poco distante, nella Grotta di Sant’Elia (oggi non più visibile) sono state ritrovati reperti dello stesso periodo. Ma quali erano questi reperti? Punte di freccia di ossidiana, lame raschiatoi, frammenti di ceramica decorata con dei gusci di conchiglie (ceramica cardiale), elementi di collane e resti di cibo. La cosa buffa è che la maggior parte di questi reperti sono conservati nel Museo Preistorico Etnografico Pigorini di Roma (Perchè non sono a Cagliari?).

Un mio vecchio amico mi diceva spesso: “Tempus regict actum”, ovvero il tempo misura il senso e il valore delle cose.

Ma se le opere neolitiche o nuragiche durano nel tempo e resistono meglio di altre, magari rispetto a quelle realizzate da civiltà che facevo largo uso della scrittura, questo avrà un qualche significato?

Forse ci hanno comunicato quanto e più di 100 o di 1000 libri.

Il vero problema è che non non riusciamo a leggerle correttamente o interpretarle in modo adeguato. Tutto qui.

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