Sorridete: il pacco del digitale terrestre è arrivato!

Sono oramai diversi mesi che il digitale terrestre avrebbe dovuto essere operativo nella nostra Regione, così come con tanta enfasi i nostri amministratori avevano detto.
Il pacco è stato fatto non solo dal Ministro e Ministero delle Comunicazioni, ma anche dal nostro Governatore che, di fatto, aveva avvallato l?iniziativa.
Pertanto il 31 luglio non segnerà di certo l?avvio dei programmi televisivi trasmessi in digitale.
Quanto ai proclamati servizi interattivi, nulla si è visto.
Solo la grande e caotica corsa nei negozi ed ipermercati ad acquistare dei decoder che non possono funzionare e chissà quanto potranno funzionare.
Persino le Poste italiane offrivano per pochi euro questi piccoli marchingegni mediatici.
Poi le vendite vennero bruscamente soppresse e le promozioni sospese.
Ma mi domando: e i diritti dei cittadini dove sono finiti?
E poi?questa promozione, peraltro, sostenuta dal Governo a quale impresa privata ha giovato?
Per non parlare del contributo statale di 70 euro per l?acquisto del box interattivo.
Mi sbaglierò, ma tutta questa messa in scena mi sa tanto di vero e proprio pacco!
E poi mi fa ridere la circostanza che la nostra amata Regione, sia stata prescelta a fare apripista per l?introduzione di questo sistema di comunicazioni. Si è vero, da tempo stiamo cercando di andare oltre la monocultura agropastorale e facciamo dei positivi passi in questa direzione, ma la strada è ancora lunga e abbiamo ancora tanti ostacoli, interni ed esterni alla Sardegna, da superare.
Per la verità la nostra isola già altre volte è stata apripista o, sotto altro punto di vista, vera e propria cavia territoriale sulla quale sperimentare varie iniziative e strategie.
A questo proposito ricordo che la nostra Regione è quella che rispetto alle altre regioni d?Italia possiede il maggior numero di città mercato rispetto agli abitanti così come è molto elevato il numero di bar, pizzerie e paninoteche.
Non pensavo che la nostre Regione fosse una terra di irriducibili paninari con tendenze asiatiche, considerato anche l?elevato numero di licenze per il commercio di prodotti asiatici rilasciate a cinesi.
Si, è vero, siamo nell?era della globalizzazione, ma chi potrà mai immaginare che i sardi possano fare le stesse cose nel resto del mondo e magari vendere malloreddus, fil?e ferru e casu axedu e radicarsi nei quartieri di Miami, Rabat, Dakar, Manila o Pechino! E poi?non esportiamo solo beni materiali oggi ci stiamo specializzando nella new economy, informatica e robotica.
Però, nonostante tutto, il nostro territorio-sia aereo, marino e terrestre- è fra quelli che, rispetto alle altre regioni, presenta il maggior numero e la maggiore estensione di servitù militari e di vincoli ambientali. Inoltre un po? in tutta la Sardegna insistono delle fabbriche petrolchimiche assai dannose che, pur producendo un forte reddito, solo formalmente in Sardegna, non lo reinvestono in questa regione, ma in buona parte, lo fanno solo transitare nella nostra Regione per destinarlo ad altri lidi nazionali ed esteri.
Peraltro, questo crescente -e per noi fittizio- profitto è la principale causa che ha determinato la fuoriuscita della Sardegna dalle aree comunitarie salvaguardate con l?obiettivo 1.
Il nostro masochismo ci spinge anche a questo!
Ma dove è finita la fierezza di Ampisora, progenitore di un popolo che vive oggi del contingente e nello stato di bisogno? Dove sono finite le ragioni della Sardegna e le politiche di rilancio dell?economia?
Il nuovo sviluppo sarà certamente possibile solo se si valorizzeranno i settori che da sempre hanno qualificato la nostra economia, se si investirà nella cultura e nel turismo e se la si smetterà di pensare principalmente alla informatizzazione, ai cablaggi di reti e al fantomatico digitale terrestre!
No si dimentichi che la ignoranza, specie quella di ritorno, e la fame sono problemi reali e non possono essere certamente risolti in modo ?virtuale!?
Roberto Copparoni

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