Una scomoda verità

Tuvixeddu: lo avevamo detto

Ovvero quando l’ambientalismo diventa un "uso deviato del potere politico".

 

A volte nella vita accade che il fine pensato e voluto superi, nei fatti, lo stesso risultato ottenuto.

Così è accaduto per il nostro governatore che, pur avendo delle fondate motivazioni di carattere sostanziale in merito alla "bontà" della scelte adottate dalle precedenti giunte regionali sulla "querelle Tuvixeddu", ha voluto calcare al mano, lasciandosi condizionare dai suoi "non disinteressati" consulenti ambientalisti (…) nel coniare un vincolo fondato sul "paesaggio dell’area" che sarebbe andato compromesso se la lottizzazione fosse stata conclusa.

Peraltro la citata, romantica, visione dell’area poteva essere in tal modo riferita a ciò che poteva apparire agli occhi dei viaggiatori della fine del 1800, o ai pochi residenti dei primi del’900.

Infatti, oggi, se andassimo a vedere cosa è rimasto del "monte della pace", troveremmo un signorile nucleo abitativo, una scuola superiore, una discarica a cielo aperto, occultata alla vista perché ricavata da una cava punica, resti di contraerea ed ex strutture militari, occupate e adattate da "storici" abusivi.

Per non parlare di Via Is Maglias e dei terreni posti nel lato occidentale della ex calcidrata e cementeria, meta di tossici, prostitute, deposito di auto rubate, nonché deposito di rifiuti di ogni genere.

E’ dunque questa la romantica paesaggistica visione che si voleva salvare?

Certo ogni cosa ha un suo prezzo!

A chi non piacerebbe poter cancellare le brutture pubbliche e private realizzate. Dai palazzi della regione, al Liceo Siotto di Viale Trento, dagli "ecomostri" e garages di Viale Sant’Avendrace, fino alla devastate cementeria, depositi di carburante, linee ferroviarie, parcheggi, centrali dell’ENEL e città mercato, che hanno cancellato preziose testimonianze del nostro passato?

Purtroppo mentre parliamo di questo, altre brutture sono perpetrate nel più angoscioso silenzio. Penso alla cementificazione di via San Paolo, campo Scipione, via Santa Gilla….

Perché questa linea dura ed intransigente non è stata adottata anche su questo lato dell’area dove, quotidianamente, affiorano le vestigia della città giudicale di Santa Igia e dei successivi insediamenti prima punici e poi romani?

Da una parte dell’area si impedisce tutto.

Ai poveri residenti si impedisce persino di spostare una mattonella e dall’altra, invece, si fa l’opposto.

 

Tempo fa, nel corso dei lavori del piano strategico del Comune di Cagliari, incontrai Prof. Francesco Cesare Casula. Più di una volta intervenni in qualità presidente di Amici di Sardegna per segnalare la grave situazione di degrado e di abbandono di questa area e per ricordare l’antica città lagunare e la sua affascinante storia.

Ricordo che in una di queste circostanze, nel corso di una pausa dei lavori, il Prof. Casula si avvicinò per dirmi, sensibilmente dispiaciuto: " Ho sentito il suo intervento…purtroppo su Santa Igia abbiamo fallito.

Oramai non c’è più nulla da fare!"

Francamente avrei preferito che l’illustre Professore parlasse a titolo personale o, tutt’al più, per la sua generazione di studiosi e docenti e non per tutti gli altri.

Infatti, ricordo bene quando nel 1983 si organizzò un bellissimo Convegno su Santa Igia, dove i massimi esperti certificavano la presenza in tutta l’area di importanti testimonianze storico archeologiche. Tutti questi reperti erano cronologicamente datati dall’era neolitica, senza soluzioni di continuità, all’era giudicale e testimoniavano un ininterrotta frequentazione dell’area. Queste importanti testimonianze avevano tutte un comune denominatore: l’area vasta di Santa Gilla, Campo Scipione, Tuvixeddu e più in generale l’area di Sant’Avendrace.

Dei tanti interventi, dibattiti, cosa è rimasto? Solo una bella pubblicazione degli atti del convegno, finanziata dal CIS. Tutto qui!

Non sono riusciti a far dichiarare il quartiere di Sant’Avendrace neppure centro storico di Cagliari.

Certo se si fosse fatto almeno questo ora tutto sarebbe un po’ diverso.

Ma in una città guidata da poche e abili famiglie dove, da sempre il contingente distrae gli animi e le menti della popolazione, cosa ci si sarebbe potuto aspettare, che un Presidente della Giunta, anche se forse a fin di bene, cambiasse il nostro mondo nel corso di alcuni anni?

Ogni cosa vuole il suo tempo anche perché il tempo dimostra tutto.

Pertanto, per me, questa è la vittoria del "non senso", di quello che si sarebbe dovuto e potuto evitare, ovvero quello che l’affare Tuvixeddu ancora una volta ci ha insegnato.

Adesso, mettiamoci tutti attorno ad un grande tavolo e discutiamo di cose importanti e non di retoriche visioni o di strumentali pregiudizi.

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